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La seconda guerra mondiale a colori - documentario streaming Appuntamento con la storia
La seconda guerra mondiale è il conflitto che tra il 1939 e il 1945 ha visto confrontarsi da un lato le potenze dell'Asse e dall'altro i paesi alleati. Viene definito «mondiale» in quanto, così come già accaduto per la Grande Guerra, vi parteciparono nazioni di tutti i continenti e le operazioni belliche interessarono gran parte del pianeta. Ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte della Germania; terminò, nel teatro europeo, l'8 maggio 1945 con la resa tedesca e, nel teatro asiatico, il successivo 2 settembre con la resa dell'Impero giapponese a seguito dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. È considerato il più grande conflitto armato della storia, e costò all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri per un totale di 55 milioni di morti. Le popolazioni civili si trovarono infatti direttamente coinvolte nel conflitto a causa dell'utilizzo di armi sempre più potenti e distruttive, spesso deliberatamente indirizzate contro obbiettivi non militari. Nel corso della guerra si consumò anche la tragedia dell'Olocausto perpetrata dai nazisti nei confronti del popolo ebraico. Al termine del conflitto si instaurò un nuovo ordine mondiale, fondato sulla contrapposizione, nota come "guerra fredda", tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, mentre l'Europa, ridotta ad un cumulo di macerie, perse definitivamente la propria egemonia sul pianeta.
PARTE 1
PARTE 2
PARTE 3
PARTE 4
PARTE 5
PARTE 6
PARTE 7
PARTE 8
PARTE 9
PARTE 10
PARTE 11
La Caduta – Gli Ultimi Giorni Di Adolf Hitler
La storia riprende gli ultimi giorni di vita di Adolf Hitler, a partire dal giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, il 20 aprile 1945 fino al suicidio nel bunker di Berlino durante l’ultima battaglia. Fra mille pensieri, con le truppe sovietiche ormai prossime alla città e dopo essersi sposato con Eva Braun decide per il suicidio. Il film viene raccontato dalla ex segretaria di Hitler Traudl Junge…
Benito Mussolini E Hitler: Gli Anni Degli Incontri Documentario in streaming Istituto Luce
Mussolini-Hitler: quell' alleanza scellerata Il duce voleva un popolo di guerrieri. Ma subito arrivarono le prime disfatte militari. Nel 1936 l' importante discorso di Milano sancì la nascita dell' «Asse Roma-Berlino»; La compattezza del fronte interno italiano fu sgretolata dall' ondata di scioperi del marzo 1943 «Italia docet», questo motto per i nazionalsocialisti tedeschi significò di vedere nell' Italia fascista un costante modello politico da seguire, adottando simboli e attitudini, imitando il culto dei martiri, ma anche l' organizzazione capillare del tempo libero attraverso il partito fascista di massa. Per la politica estera hitleriana, l' Italia giocò sin dall' inizio un ruolo decisivo per la rottura con il sistema di sicurezza collettiva nato con la pace di Versailles. L' aggressione italiana all' Etiopia ne fu un segno evidente. Fu nel corso della guerra civile in Spagna che si presentò al mondo la trincea ideologica dei Paesi fascisti contro le forze democratiche e comuniste che dal 1941 avrebbe impartito la sua impronta alla seconda guerra mondiale. Nel 1936 la consonanza d' intenti si fece più intensa: Ciano, all' epoca fautore di un' alleanza con la Germania, firmò i Protocolli di Berlino, e il 1° novembre 1936 Mussolini pronunciò a Milano il famoso discorso annunciando la nascita dell' «Asse Roma-Berlino». Nel 1937 e 1938 una serie di incontri aprì una vivace collaborazione tra i rappresentanti dell' Asse. Il culmine fu la visita in Germania di Mussolini. Di fronte a quasi un milione di tedeschi, il duce esprimeva la sua profezia di un' Europa fascista. Poco dopo l' Italia aderì al Patto anti Comintern e uscì dalla Società delle Nazioni. Un momento critico significò l' annessione dell' Austria al Reich come fase finale della nazificazione del Paese. Hitler aveva anticipatamente chiesto e ottenuto il nulla osta da Mussolini. Al viaggio di Hitler in Italia nel maggio 1938, l' unica vera visita di Stato di Hitler durante il suo regime, seguì la firma di un accordo culturale e l' invio, fino al 1943, di mezzo milione di lavoratori italiani nel Reich. La legislazione razziale antisemita dell' autunno 1938, introdotta senza alcuna pressione dall' esterno, si può interpretare come logica conseguenza della progressiva radicalizzazione del regime. Ormai sicuro dell' appoggio di Mussolini, Hitler, puntando al completo dissolvimento della Cecoslovacchia, ordinò l' invasione dei Sudeti, ma arrivò soltanto al tristemente noto trattato di Monaco. Quando nel marzo 1939 la Wehrmacht invase il rimanente territorio ceco, Mussolini, spinto anche da Ciano, rispose con l' occupazione dell' Albania, imitando i metodi hitleriani, e spiegando a Ribbentrop: «Vogliamo fare un' alleanza per cambiare la carta geografica del mondo». La firma del «Patto d' acciaio» del maggio 1939, definito da Ciano pura «dinamite», soddisfece pienamente queste pretese. Il memoriale di Cavallero, redatto da Mussolini per chiedere un lasso di tempo per la preparazione bellica, non tendeva a evitare la guerra, ma piuttosto di decidere come conseguirla. Mentre il Patto Molotov-Ribbentrop rese possibile la frantumazione concertata della Polonia, nemmeno durante la «non-belligeranza» Mussolini era disposto a recedere dall' alleanza con Hitler. «La guerra» era stato uno dei leit-motiv dei discorsi mussoliniani, e uno dei principali obiettivi del duce era di trasformare gli italiani in un popolo di guerrieri. Perciò Mussolini fu convinto: «L' Italia non può rimanere neutrale per tutta la durata della guerra senza dimissionare dal suo ruolo». All' ultimo momento, il 10 giugno 1940, il duce si mise bellicosamente al fianco di un alleato che sembrava invincibile. Con le prime azioni di attacco italiane i catastrofici deficit dell' armamento italiano apparvero subito evidenti, un cupo presagio di quello che doveva avvenire poi su altri fronti. Contro il parere dei suoi generali ordinò l' attacco alla Grecia. Anche in Africa settentrionale la guerra si rivelò fallimentare. Inoltre l' Italia perdette, nella primavera del 1941, il suo «impero» in Africa orientale. Tagliata fuori dai mercati delle materie prime, l' Italia si era rapidamente resa dipendente dalla Germania. Di conseguenza anche i rapporti tra i due alleati portarono sempre di più i segni della crisi. La campagna dei Balcani e l' occupazione congiunta italo-tedesca in Jugoslavia e Grecia, aveva fatto ritardare di un mese la data dell' attacco all' Unione Sovietica. Dopo il 22 giugno 1941, sul fronte orientale il nazionalsocialismo sviluppò una carica di radicalità nella sua guerra ideologica che si tradusse in violenza omicida superiore a ogni immaginazione. Mussolini si intromise subito anche in questa guerra, offrendo tre divisioni, ringraziando Hitler di aver concesso la partecipazione italiana che nel 1942 arrivò a duecentomila uomini. La battaglia di Stalingrado divenne il simbolo non solo del fallimento dell' intera campagna, ma segnò anche la tragica fine dell' avventuroso intervento italiano in Russia. Quando Mussolini non fu più in grado di far leva sulle vittorie tedesche, il suo regime fu attraversato da una grave crisi di credibilità, che in nuce era già presente dall' epoca della sfortunata avventura greca. Con le pesanti incursioni aeree alleate sulle città italiane fu colpita anche l' immagine dell' «Italia guerriera» celebrata dal regime. La compattezza del fronte interno italiano mostrò evidenti segni di erosione, soprattutto con la massiccia ondata di scioperi del marzo 1943. Il crollo del consenso organizzato e repressivo fu percepito dal gruppo fascista-nazionalconservatore, portando così al colpo di Stato del 25 luglio 1943. Da Hitler, il rovesciamento di Mussolini fu percepito come «tradimento» dell' Alleato d' acciaio. L' 8 settembre, il secondo passo dell' operato regio di autoconservazione del potere, che avrebbe dovuto guidare l' Italia nelle acque della pace, non era un' imprevedibile catastrofe, ma fece esplodere una minaccia tedesca che pendeva da mesi come la spada di Damocle sopra la testa dell' Italia. L' invasione delle truppe tedesche era compiuta già prima dell' 8 settembre. IL LIBRO L' ottavo volume della «Storia d' Italia» comprende i due libri originari «L' Italia dell' Asse» e «L' Italia della disfatta», scritti da Indro Montanelli e da Mario Cervi sugli avvenimenti che hanno interessato il nostro Paese tra il 1936 e il 1943: dalla nascita dell' Asse Roma-Berlino all' assassinio dei fratelli Rosselli, dall' entrata in guerra dell' Italia contro Gran Bretagna e Francia allo sbarco delle truppe anglo-americane in Sicilia, fino all' armistizio dell' 8 settembre. Sette anni di vicende, battaglie, conquiste. E anche di avvenimenti non legati agli eventi bellici, come la morte di Gabriele D' Annunzio e l' elezione di papa Pio XII. Le tappe 1936 Benito Mussolini, in un discorso a Milano, parla per la prima volta di un «Asse Roma-Berlino» 1937 Mussolini in visita di Stato in Germania. L' Italia aderisce al «Patto anti Comintern» 1938 L' Austria viene annessa alla Germania. Le truppe tedesche occupano la regione dei Sudeti, tra la Cecoslovacchia e la Polonia 1939 Le truppe tedesche invadono la Polonia. Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania 1940 L' esercito del Terzo Reich invade la Norvegia, la Danimarca, poi l' Olanda, il Belgio e il Lussemburgo. L' Italia dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna 1941 Attacco aereo giapponese alla base americana di Pearl Harbor 1942 Offensiva di Rommel in Nordafrica. Le truppe Usa sbarcano in Marocco e Algeria 1943 Le truppe inglesi e americane sbarcano in Sicilia. Mussolini, sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo il 25 luglio, viene arrestato e sostituito da Badoglio, che firma l' armistizio dell'8 settembre.
Gli Italiani In Guerra - Hitler e Mussolini
I misteri del nazismo - parte 1- Rudolf Hess Documentario streaming Rai Edu Storia
Il nazismo (contrazione di nazional-socialismo) è un'ideologia e il suo conseguente movimento politico di origine tedesca, collegato all'avvento al potere in Germania nel 1933 da parte del suo principale ideatore Adolf Hitler, e conclusosi con la fine della seconda guerra mondiale e la vittoria militare delle forze alleate contro la Germania nel 1945. Il nazismo esprime una forma nazionalista e totalitaria di movimento d'estrema destra con iniziali mire operaiste (völkisch), opposta al socialismo internazionale di stampo marxista. Il termine nazional-socialismo reca in sé un'antitesi, dal momento che il nazionalismo è un movimento nazionale, mentre le correnti dominanti del socialismo sono orientate in senso internazionalista e universalista. Come per il fascismo, anche nel nazismo delle origini (e in particolare precedentemente al 1934, anno della purga contro l'ala sinistra del partito) è forte - anche se non egemone - una componente ideologica orientata più a sinistra, intesa in senso relativo al resto del partito[1]. Il nazismo trae origine dal partito politico guidato dal suo ideologo principale Adolf Hitler, l'NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, "Partito operaio nazionalsocialista tedesco"), ed è basato su un programma politico indicato da questi nel libro Mein Kampf. Una volta raggiunto il potere tramite una regolare elezione politica, esso trasformò il sistema governativo in una spietata dittatura, con un programma sistematico di eliminazione anche fisica degli avversari politici e di persone appartenenti a categorie ritenute inferiori o dannose per la società, quali ebrei, slavi, nomadi, omosessuali, appartenenti a piccoli gruppi religiosi come i Testimoni di Geova, portatori di handicap fisico o mentale, i comunisti, i massoni - definiti nel complesso con l'aggettivo untermenschen, cioè "sub-umani"). Nel suo Mein Kampf ("La mia battaglia"), Hitler spiega chiaramente i motivi per cui intende perseguitare queste categorie: La sconfitta dell'esercito tedesco, invitto, al termine della prima guerra mondiale è scaturita da una pugnalata alle spalle inferta dal giudaismo internazionale con la complicità della massoneria, del bolscevismo internazionale, del nomadismo fomentatore di disordini e del pacifismo propugnato dagli omosessuali e da vasti settori religiosi, tutti quanti sotto l'egida del Papa a Roma. La Germania di questo periodo storico viene generalmente indicata come Germania nazista, mentre il periodo tra il 1933 ed il 1945 è propriamente conosciuto con il termine di "Terzo Reich" (in tedesco: "Das Dritte Reich", traducibile in italiano con l'accezione de "Il Terzo Regno"), storicamente riconducibile ai due precedenti imperi tedeschi. Il Primo Reich fu fondato nel 925, dopo la dissoluzione dell'Impero Carolingio, da Ottone I , che fu incoronato da papa Giovanni XII e divenne il primo imperatore del Sacro Romano Impero germanico (962). Il Primo Reich continuò fino all'inizio del XIX secolo: dopo la pace di Presburgo (odierna Bratislava, capitale della Slovacchia, il 26 dicembre 1805, e la nascita della Confederazione del Reno (uno stato fantoccio controllato da Napoleone, luglio 1806), Francesco II d'Asburgo rifiutò la corona di imperatore (agosto 1806), mettendo fine così al Primo Reich. Il Secondo Reich corrisponde al nuovo stato unitario germanico dopo la vittoria sulla Francia (la Germania guglielmina degli Hohenzollern, 1871 - 1918) e venne fondato dal cancelliere prussiano Otto von Bismarck nella città di Versailles (1871). Il Secondo Reich aveva una struttura federale che venne mantenuta anche dopo la sua caduta, che coincise con la sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale e la creazione della Repubblica di Weimar (nota ugualmente come "Deutsche Reich", seppure repubblica; infatti, il primo articolo della costituzione della neonata repubblica - 1919 - testualmente così recitava: "Das Deutsche Reich ist eine Republik", ovvero "Il regno germanico è una repubblica"). Nazismo e nazionalsocialismo (in tedesco Nationalsozialismus) erano utilizzati anche all'epoca come sinonimi anche dagli interessati, il primo diventando dominante ed acquisendo una connotazione dispregiativa con la fine della seconda guerra mondiale. Gli aderenti al nazismo erano detti nazisti. Il nazismo in quanto tale è fuorilegge nella Germania odierna, anche se alcuni movimenti ad esso apertamente ispirati, denominati neonazisti, continuano ad operare in Germania e all'estero, salvo essere talora colpiti da provvedimenti amministrativi o giudiziari. Alcuni storici revisionisti, talora di tutt'altra provenienza politica o persino ebrei promuovono teorie o esercitano azioni di propaganda che negano o minimizzano l'Olocausto e altri atti dei nazisti comunemente considerati riprovevoli, o in altri casi tendono a gettare una luce positiva su politiche naziste o su eventi che hanno visto coinvolti esponenti nazisti.
I misteri del nazismo - parte 2 - Martin Bormann
I Misteri del nazismo parte 3 - nazismo esoterico
Le Armi della Seconda Guerra Mondiale
Lista di veicoli della Wehrmacht nella seconda guerra mondiale
Carri armati * Panzer I * Panzer II * Panzer III * Panzer IV * Panzer 35(t) * Panzer 38(t) * Panther * Tiger I * Tiger II
Il termine olocausto (dal greco holos "completo" e kaustos "rogo") è stato introdotto alla fine del XX secolo per riferirsi al genocidio compiuto dalla Germania nazista di tutte quelle persone ed etnie ritenute "indesiderabili" (omosessuali, ebrei, oppositori politici, zingari, testimoni di Geova, pentecostali, ecc.), in particolare si stima che sei milioni di ebrei siano stati sterminati. La parola "olocausto" sta a significare sacrificio; ossia grave rinuncia deliberatamente sopportata in vista di uno scopo. Per decenni il termine è stato utilizzato, a seguito dell'editoriale comparso nel 1942 sulle pagine del «Jewish frontier»,[senza fonte] per descrivere il sacrificio di vite umane a cui gli ebrei hanno dovuto sottostare sotto il periodo nazista. In greco il termine, che significa "tutto bruciato", si riferiva ai sacrifici che venivano richiesti agli Ebrei dalla Torah: si trattava di sacrifici di animali uccisi e bruciati sull'altare del tempio. A partire dalla metà del secolo XX il termine olocausto viene utilizzato anche per indicare massacri o catastrofi su larga scala. A causa del significato religioso del termine, alcuni, ebrei ma non solo, trovano inappropriato l'uso di tale termine: costoro giudicano offensivo paragonare o associare l'uccisione di milioni di ebrei ad una "offerta a Dio". A seguito di alterne e contraddittorie vicende politiche,tra cui il problema del mancato rientro (alyha) degli ebrei della diaspora nel neo stato di Israele, promesso alla fine della prima guerra mondiale dall'Inghilterra[non chiaro] il termine olocausto ha assunto nel tempo una diversa denominazione al fine di garantire anche agli ebrei attualmente rimasti fuori dello stato ebraico (ebrei della diaspora) il diritto di godere della cittadinanza israeliana. Popolazione ebraica in Europa nel 1939 Il termine Shoah, tratto dal titolo del documentario di 9 ore realizzato dal regista ebreo Claude Lanzmann nel 1985 narrante le vicende storiche della seconda guerra mondiale, è stato adottato solo recentemente per descrivere la tragedia ebraica di quel tragico periodo storico e allo scopo di sottolinearne la unicità rispetto ai molti altri casi di genocidio di cui purtroppo la storia umana fornisce altri esempi.